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Edward Norton - Your Best Italian Source

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Martin Scorsese
deborah mayfair
view post Posted on 14/6/2007, 23:48Quote

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Nome: Martin Scorsese
Data e luogo di nascita: 17 Novembre 1942, Queens, New York, USA

Scorsese nasce a Little Italy, quartiere italiano di New York, nel 1942. Sulla strada osserva la violenza, quella degli uomini che sgomitano per arrivare. A casa impara la preghiera, quella sostenuta dalla fede con cui affronta ogni difficoltà. Questi luoghi si trasformeranno in ossessioni nei primi film del regista. Chi sta bussando alla mia porta? (1969) mostra le repressioni, il moralismo, il maschilismo che consegue da un'educazione religiosa troppo rigida. Mean Streets (1974) chiarisce invece il personaggio cardine della poetica di Scorsese: un cattolico che, mentre cerca di salvare dagli eccessi chi gli vive intorno, è preda di crisi religiose ed è impacciato con la sua ragazza con cui instaura un rapporto basato sulle regole che gli impone l'ambiente. Il cinema di Scorsese, già da questi primi lavori, si manifesta dinamico, dotato di uno stile visionario capace di eccitarsi soprattutto a contatto con materiale autobiografico.
Amara riflessione è quella che scaturisce da Alice non abita più qui (1974), dove il sogno irrealizzabile di una donna di far carriera nello spettacolo, viene abbandonato per un misero lavoro sicuro: sono le dinamiche sociali che impediscono agli uomini di realizzare i propri desideri. Con Taxi Driver (1976) Scorsese compie un salto in avanti, affidandosi alla sceneggiatura di Schrader che, nel consueto personaggio fallito che guarda impotente un mondo alla deriva, infonde crisi esistenziali - indotte dalla lettura de “La nausea” di Sartre* - che gli procurano un fondo di pazzia insieme al desiderio di riacquisire la purezza primordiale perduta. In seguito Scorsese si distrae dal proprio universo per creare due omaggi musicali: al vecchio mondo del musical in New York, New York (1977), e alla musica della sua generazione, quella di Bob Dylan e Neil Young, ne L'ultimo valzer (1978).
Si tratta di una parentesi. Toro Scatenato (1980), biografia emblematica del pugile Jake La Motta, affronta di nuovo il problema dell’affermazione dell’individuo quando è condizionato dalla mentalità chiusa dell'emigrante italiano, che non riesce ad allargare gli orizzonti neppure quando si trova in un contesto completamente diverso, come quello americano.
Nel frattempo la perizia tecnica di Scorsese si è affinata a tal punto, da non subire condizionamenti neanche dalla macchina produttiva hollywoodiana.
In questa fase Scorsese rinnova anche le sue fonti d’ispirazione, andando ad osservare la capacità degli strumenti mediatici di modellare il pensiero delle persone in Re per una notte (1982), le paure e le alienazioni che suscita la metropoli contemporanea in Fuori Orario (1985), la tensione all'umano di una auspicata divinità moderna ne L'ultima tentazione di Cristo (1989), l'involgarimento della seconda generazione della mafia italo-americana, che conserva l'inclinazione al crimine e alla violenza, ma perde ogni codice d'onore in Quei bravi ragazzi (1990).
Infine, ne L'età dell'innocenza (1993), seguendo un romanzo di Edith Wharton, Scorsese torna alle radici della società americana, al momento della sua formazione, per mostrarne la falsa innocenza, la vocazione ad adeguarsi ai codici comportamentali europei, ma anche la triste e continua tentazione a disfarsene.

REGISTA:
(2006) The departed
(2004) The aviator
(2004) Lady by the Sea: The Statue of Liberty (TV)
(2003) The Blues: Dal Mali al Mississippi
(2002) Gangs of New York
(1999) Al di là della vita
(1999) Il mio viaggio in Italia
(1997) Kundun
(1995) Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese
(1995) Casino
(1993) L'età dell'innocenza
(1991) Cape Fear - il promontorio della paura
(1990) Made in Milan
(1990) Quei bravi ragazzi
(1989) New york stories - storie di New York (segmento: Life Lesson)
(1988) L'ultima tentazione di Cristo
(1987) Bad (video)
(1986) Il colore dei soldi
(1985) Storie incredibili (serie tv)
(1985) Fuori orario
(1983) Re per una notte
(1980) Toro scatenato
(1978) Ragazzo americano
(1978) L'ultimo Valzer
(1977) New York, New York
(1976) Taxi Driver
(1974) Italoamericani
(1974) Alice non abita più qui
(1973) Mean Streets
(1973) Agente 373 Police Connection
(1972) America 1929: sterminateli senza pietà
(1970) Scene di strada 1970
(1968) Chi sta bussando alla mia porta?
(1967) La grande rasarura
(1964) Non sei proprio tu, Murray
(1963) Che sta facendo una agazza carina come te in un posto come questo?
(1959) Vesuvius VI

ATTORE:
(2004) Shark tale - Sykes (voce)
(2002) Gangs of New York - Padrone di casa (non accreditato)
(1999) Al di là della vita - Voce
(1999) Il mio viaggio in Italia - Ospite
(1999) La dea del successo - Se stesso
(1996) La Mémoire retrouvée (Tv) - Regista
(1995) Cerca e distruggi - Contabile
(1994) Everybody Just Stay Calm - Se stesso
(1994) Quiz Show - Martin Rittenhome
(1994) Jonas in the Desert - Se stesso
(1993) L'età dell'innocenza - Fotografo (non accreditato)
(1991) Indiziato di reato - Joe Lesser
(1990) Rischiose abitudini - Non accreditato
(1990) Sogni - Vincent Van Gogh
(1989) New york stories - storie di New York - Non accreditato
(1986) Il colore dei soldi - Non accrediato
(1978) L'ultimo valzer - Intervistatore (non accreditato)
(1986) Round Midnight - A mezzanotte circa - Goodley
(1985) Fuori orario - Non accreditato
(1983) Anna Pavlova - Gatti-Cassaza
(1983) Re per una notte - Regista tv
(1981) Il Pap'occhio - Regista tv
(1980) Toro scatenato - Barbizon Stagehand
(1978) Ragazzo americano - Se stesso
(1978) L'ultimo valzer - Intervistatore (non accreditato)
(1976) Cannonball - Mafioso
(1976) Taxi Driver -
(1974) Italoamericani - Se stesso
(1973) Mean Streets - Jimmy Shorts (non accreditato)
(1972) America 1929: sterminateli senza pietà - Non accreditato
(1970) Scene di strada 1970 - Intervistatore
(1968) Chi sta bussando alla mia porta? - Gangster (non accreditato)

PRODUTTORE:
(2006) The departed - produttore
(2004) Lymelife - produttore esecutivo
(2004) Something to Believe In - produttore esecutivo
(2004) The aviator - produttore esecutivo
(2004) Bride - produttore esecutivo
(2003) The Blues: Dal Mali al Mississippi - produttore esecutivo
(2003) L'anima di un uomo - produttore esecutivo
(2002) Deuces wild - produttore esecutivo
(2002) Rain - produttore esecuttivo
(2000) Conta su di me - produttore esecuttivo
(1998) Hi-Lo Country - produttore
(1997) Un colpo di fulmine - produttore esecuttivo
(1996) La grazia nel cuore - produttore esecuttivo
(1995) Clockers - produttore
(1995) Cerca e distruggi - produttore esecuttivo
(1994) Con gli occhi chiusi - produttore esecuttivo
(1993) Lo sbirro, il boss e la bionda - produttore
(1990) PoV (Video) - produttore esecuttivo
(1990) Rischiose abitudini - produttore
(1973) Mean Streets - produttore
(1971) Medicine Ball Caravan - produttore associato

SCRITTORE:
(1999) Il mio viaggio in Italia
(1995) Un Secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese
(1995) Casino
(1993) L'età dell'innocenza
(1990) Quei bravi ragazzi
(1973) Mean Streets
(1969) Il buco nella parete
(1968) Chi sta bussando alla mia porta?
(1967) La grande rasatura
(1964) Non sei proprio tu, Murray
(1963) Che sta facendo una agazza carina come te in un posto come questo?

MONTAGGIO:
(1972) Elvis On Tour
(1971) Medicine Ball Caravan
(1970) Woodstock tre giorni di pace amore e musica
(1967) La grande rasatura

Assistente regista:
(1970) Woodstock tre giorni di pace amore e musica
 
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view post Posted on 15/6/2007, 19:24Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 21:02


uno dei migliori registi degli ultimi 30 anni!!
ammetto di non aver visto tanti suoi film ma quelli che ho visto mi hanno impressionato...da quelli degli anni 70-80 con de niro e anche gli ultimi con di caprio

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riferito ai senesi:
CITAZIONE
un popolo di buzzuri che come massimo compiacimento della loro vita ha quello di assistere a quattro cavalli di merda che si rincorrono nella polvere. Fanculo loro, fanculo il loro paesello

CITAZIONE
Il Calcio non è più uno sport.
E' come il palio di Siena.

CITAZIONE (boemichi @ 12/9/2007, 12:49)
Siamo l'unico popolo col culo pulito, questa è la base su cui fondare un nuovo orgoglio nazionale.

CITAZIONE
Fischiare un tecnico a Garnett dopo che si e' appeso al canestro con la schiacciata e' come rimproverare la Canalis che ha le doppie punte dopo averla trombata...

 
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deborah mayfair
view post Posted on 24/6/2007, 00:00Quote

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Martin Scorsese è uno dei migliori registi esistenti. Ogni suo film è particolare e indimenticabile al tempo stesso, perfino i suoi primissimi lavori. In più ha realizzato autentici capolavori, come: Taxi Driver, Toro Scatenato, L'ultima Tentazione di Cristo, Quei Bravi Ragazzi, Casinò, Kundun, Gangs Of New York, The Aviator. Ma anche bellissimi film come Alice non abita più qui, New York New York, Re per una notte, Fuori Orario, Cape Fear, L'età dell'innocenza, Al di là della vita...insomma, secondo me, non ha mai compiuto un passo falso nella sua carriera, realizzando sempre lavori di altissimo livello (benchè c'è chi sostenga il contrario).
Shakur, ti consiglio di recuperare altri film suoi al più presto!

Quelli che ho visto:

(2006) The departed
(2004) The aviator
(2002) Gangs of New York
(1999) Al di là della vita
(1997) Kundun
(1995) Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese
(1995) Casino
(1993) L'età dell'innocenza
(1991) Cape Fear - il promontorio della paura
(1990) Quei bravi ragazzi
(1988) L'ultima tentazione di Cristo
(1987) Bad (video)
(1986) Il colore dei soldi
(1985) Fuori orario
(1983) Re per una notte
(1980) Toro scatenato
(1977) New York, New York
(1976) Taxi Driver
(1974) Alice non abita più qui
(1972) America 1929: sterminateli senza pietà
(1968) Chi sta bussando alla mia porta?

 
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view post Posted on 14/4/2009, 21:26Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 10/12/2009, 00:24


Dopo aver letto la critica di Goffredo Fofi mi risulta impossibile parlare di Martin Scorsese, il più grande regista vivente, colui che imprime nelle sue opere il suo vissuto.

Quando la cinefilia s'innesta su un'esperienza forte di vita, il cinema che ne deriva può essere l'arte che riesce a indicare al suo tempo di quali dilemmi esso si nutra, quali sono le sue profonde contraddizioni. Non è una ricetta a priori, è una lezione a posteriori che ben si adatta a Martin Scorsese. Egli (nato a Long Island, New York, nel 1942) è cresciuto nelle strade della metropoli figlio di immigrati siciliani, come il suo futuro amico e coetaneo Robert De Niro, e aveva come lui, quale futuro possibile, la scelta tra «diventare gangster o diventare prete». Li ha salvati entrambi l'amore per il cinema, frequentato dalle parti della New York University, dove si sono conosciuti. Cresciuti dunque nella strada e non nell'ovatta del benessere, il cinema è stato il loro modo di conoscere, il loro modo di affrancarsi da un destino probabile. Il peso della realtà era però troppo grave perché essi potessero dimenticarlo.
In Scorsese la fascinazione del cinema, luogo dell'immaginario, ha dovuto fare i conti con l'esperienza precoce della difficoltà del vivere. Il cinema non è solo il mondo del sogno. Come introiettando l'antico dilemma Lumière-Méliès, la sua opera oscilla tra l'immediatezza del reale e l'impellente bisogno di narrarlo e il piacere della deformazione inventiva. Anche per questo vi è così presente, sullo sfondo dell'amata città di New York, di cui è stato il maggior narratore degli ultimi anni (Allen ha raccontato solo la Manhattan degli intellettuali), e a fianco della descrizione del mondo dei gangster più normali e più veri, e non per questo meno crudeli, e con il controcanto del rovello religioso, ha posto nella sua opera il richiamo al fascinoso, ambiguamente fascinoso mondo dello spettacolo. Tra il dovere di narrare e rivelare la realtà e il piacere di trasfonderla in spettacolo, Scorsese ha scelto una via mediana di rischioso equilibrio, trovando quasi sempre il tono giusto e sollecitando il nostro rispetto e la nostra curiosità anche quando non ci è riuscito.
Dopo alcuni cortometraggi ha debuttato nel lungometraggio con un film in più fasi: Who's that knocking at my door?? (Chi sta bussando alla mia porta??, iniziato nel '65 e completato nel '69), vagabondaggio di tre ragazzi, uno dei quali è cattolicamente messo in difficoltà dalle donne e si rifugia in una religiosità quasi fanatica. Tra una fase e l'altra di questa lavorazione, Scorsese è stato in Europa e ha lavorato in Olanda per il cinema e la Tv. Al ritorno, collabora con Michael Wadleigh (suo amico del corso di cinema, come Mardik Martin, suo assiduo sceneggiatore, e Brian De Palma) per Woodstock (1970), poi Roger Corman lo chiama nel suo gruppo a lavorare nel cinema professionale.
Boxcar Bertha (America 1929: sterminateli senza pietà, 1972) non doveva esser niente più che una variante del Clan dei Barker di Corman, ma Scorsese, anche se non molto a suo agio, vi sa immettere un che di bizzarro e abbondanti elementi di cinefilia. Soprattutto impara a reggere un film, a costruire una storia. Del '73 è Mean streets, il film che davvero lo impone. Qui la cinefilia passa in second'ordine, quel che conta è la descrizione di una vicenda collettiva, di un ambiente: la Little Italy che egli ben conosce, descritta con dolorosa e profonda comprensione. È la storia di giovani la cui cultura è cattolica e maschilista (e mafiosa), interpretati da due amici, Harvey Keitel e De Niro. In Keitel troviamo il personaggio chiave di Scorsese: il cattolico che tenta di salvare l'amico pazzoide, che è tormentato da crisi religiose, che non sa comportarsi con la sua ragazza se non secondo gli usi dell'ambiente. Il cinema ha già raccontato storie del genere, ma dentro i canoni di Hollywood; Scorsese li supera perché quello è il suo mondo e quella è stata la sua cultura. Quadro impressionante di sottoproletariato urbano, ne mette in luce l'autodistruttività, la chiusura, le ossessioni.
Alice doesn't live here anymore (Alice non abita più qui, 1974) è nuovamente «hollywoodiano», prodotto dalla Warner. Un road-movie, ma in cui sono migliori le scene d'interni e un ritratto di donna sulla scia di tanti woman's pictures del passato. A disagio nel paesaggio e in parte con il soggetto, Scorsese se la cava puntando sul personaggio. A New York, Scorsese dirige Italian american (1974), lunga intervista ai genitori sul loro passato che, assieme ad American boy (Ragazzo americano, 1978), ritratto di un amico, un comune american boy), formerà American scrapbooks (Brani di vita americana).
Con Taxi driver (1974) rinuncia, invece, alla storia del suo mondo che ha trattato perfino in termini di storia orale, ma non rinuncia a New York. Le sue ambizioni si fanno più grandi. Fa scrivere la sceneggiatura a Paul Schrader che vi porta la sua cultura europeizzante, il suo esistenzialismo (uno dei modelli per il film è stato La nausea di Sartre), una formazione religiosa di tipo calvinista. Il tassista De Niro è un santo fallito, un personaggio dostoevskiano, un reduce del Vietnam la cui follia omicida di vendicatore non ha, però, nulla a che vedere con quella di tanti film di quegli anni. Vittima di un'impossibilità a realizzarsi, spettatore solipsistico di un mondo allo sfacelo, egli vi interviene coi modi della pazzia, del rituale, della rigenerazione nel sangue attraverso l'eliminazione di chi insozza la purezza primigenia, la verginità del mondo e dell'uomo. La realtà che vediamo, la vediamo coi suoi occhi. Ma Scorsese è assai lucido nel tenere le distanze, sa portarci alla comprensione, senza identificazione, e forse nemmeno compassione. L'intellettualismo di Schrader è stato ottimamente metabolizzato da Scorsese. La differenza tra loro era, dice il regista, che «Schrader pensava ai samurai, io alla cronaca nera del "Daily News"».
La New York del film successivo è di nuovo hollywoodiana: New York, New York (1977) gioca sulla convenzione del melodramma, sullo show-business e sulle «mogli dell'orchestra», come sul conflitto tra l'integrazione nello show-business e la difesa della creatività musicale ai margini. Sfoggio di regia affascinante, è seguito da un altro film «musicale», quel The last waltz (L'ultimo valzer, 1978) che entra in un genere recente, il film su un complesso o su una performance (ne è protagonista The Band), ma al contrario di Woodstock e dei suoi epigoni trascura totalmente il pubblico, penetra nei rapporti dei musicisti tra di loro e con la loro musica. Alla musica tornerà in futuro con altri film di impronta documentaria, su Bob Dylan o sulla storia del blues, buoni, ma non eccelsi.
A un altro genere classico, il film di boxe, sembra rifarsi Raging Bull (Toro scatenato, 1980), ma non ne rispetta affatto le regole. È in realtà il ritorno, più distanziato e maturo, al mondo più vero di Scorsese: quello degli italoamericani, quello della lotta per la sopravvivenza e l'affermazione. Interpretato da un De Niro impressionante per commistione di Actors Studio e nevrosi contemporanea con vecchie lezioni naturaliste, racconta vita e carriera di Jake La Motta, perfetto ritratto del maschilismo italiano, e il suo difficile trapianto americano nel quale il «nuovo» non intacca la chiusura autodifensiva del «vecchio». Dietro al quadro socio-antropologico che Scorsese traccia sulla base di una sceneggiatura che, non a caso, vede uniti Schrader e Martin, il suo notturno non eroe ripropone bensì dilemmi più ardui, quelli stessi del Keitel di Mean streets, del De Niro di Taxi driver, su un fondo dichiaratamente cattolico: il problema dell'esistenza, del proprio posto nel mondo. Quell'oscillazione che è stata tipica di Scorsese, tra la Hollywood di un tempo (e di oggi), trionfo dello spettacolo e dell'immaginario, e la realtà di una storia propria e collettiva, comunitaria, trova qui la sua sintesi e soluzione. Vengono dopo due appassionanti «commedie»: il duro e preciso The king of comedy (Re per una notte, 1982), che affianca a un Jerry Lewis grande divo il fan scatenato - De Niro, e con alcuni tratti del «taxi driver» ribaltati - e che mostra tutta l'alienazione del consumatore di media nella volgarità della odierna cultura di massa, l'interna malignità del sistema e il costo dei suoi miti, e il più modesto nelle ambizioni ma non meno efficace, e a suo modo formidabile e intelligentissimo, After hours (Fuori orario, 1985), che segue un giovane «colletto bianco» nella sua notte brava a Soho, il quartiere degli artisti e degli irregolari, e che, nelle cadenze di una farsa eccentrica, a spirale, stridente allucinata senza messaggi, si fa racconto di frustrazione e paura metropolitane, in una New York espressionisticamente deformata da questo grande cineasta della città e dei suoi recessi fisici e morali. Alla fine del suo «calvario» piccolo-borghese ed edonista il protagonista sa cosa capita a chi esce dai suoi binari e si concede sortite pericolose come nel vecchio La donna del ritratto langhiano. Si ritrova coperto di gesso, plastificato, scambiato suo malgrado per un'opera d'arte alla Segai. E qui il cattolico Scorsese sembra incontrare l'umorismo dell'ebreo Kafka, e non è dir poco.
L'episodio di New York Stories (1989), ispirato ai diari dell'amante di Dostoevskij, è acutissimo nel tornare sul tormento di coppia e sulla fisicità della creazione artistica (evoca il combattuto e violento rapporto di un pittore con la sua allieva e amante), ma è anche un nuovo omaggio, una nuova perlustrazione della grande e amata città.
Film in sottotono appare anche The colour of money (Il colore dei soldi, 1986), che riprende con lo stesso attore (Paul Newman) il personaggio di Lo spaccone di Rossen in termini crepuscolari, confrontandolo con un irrequieto e stolido allievo della nuova generazione. Un altro film divagante fu per Scorsese il remake de Il promontorio della paura di Jack Lee Thompson, un film del '62 magnificamente interpretato da Robert Mitchum e Gregory Peck (storia di un cattivo soggetto, infido, ossessivo, che vuoi vendicarsi poco a poco dell'avvocato che l'ha fatto condannare e della sua borghese famiglia), rifatto da lui nel '91 (Cape Fear, Il promontorio della paura) come mero esercizio di regia e di suspense che dovrebbe essere riscattato e non lo è dall'interpretazione di De Niro, assassino insidioso e «male» estremo della follia criminale, con un diabolico fascino che può irretire. Furono invece due ritorni in grande stile a New York il freddo reperto di vita quotidiana di piccoli gangster italiani Goodfellas (Quei bravi ragazzi, 1990), manovali del crimine, «picciotti» in tutto simili ormai ai loro colleghi italiani, con gusti consumi mogli piccolo-borghesi, di una banale volgarità e diversi dagli altri abitanti della loro strada, del loro quartiere, semplicemente perché il loro mestiere è il delitto. Nei cui confronti non hanno remore, alcuni fino a una sorta di sguaiata follia. Riannoda con Mean streets, questo film, ma tra i «bravi ragazzi» di oggi non ce ne sono con dubbi morali, con tormenti esistenziali o religiosi, ci sono solo funzionari e impiegati del crimine, bassi professionisti il cui cinismo è giustificato solo dal contestuale cinismo di tutta una civiltà cui è consonante, di cui è frutto e conseguenza. In The age of innocence (L'età dell'innocenza, 1993) c'è una stessa abilità nel descrivere i comportamenti di un gruppo, ma rivolta a ben altro ambiente. Tratto da un romanzo di Edith Wharton sulla borghesia newyorkese degli anni settanta dell'Ottocento, il film è un miracolo di tessitura e di immagini, malinconico struggente raffinato meglio di un Visconti nel rievocare un'epoca e i suoi ambienti, i suoi usi e costumi - una borghesia nel suo trionfo e nella sua peculiare prigione, diversa dall'europea perché puritana, autodifensiva per necessità, durissima nei confronti di chi può metterla in crisi nelle regole del comportamento privato perché sa che la deroga potrebbe aprire ad altre crisi e più vaste. I suoi modi di agire da clan e da élite non sono meno complicati stratificati avvolgenti di quelli dei delinquenti di Quei bravi ragazzi. Leggi non scritte proteggono il gruppo, chi ne fa o ne vuole far parte non può derogarne e deve adeguarsi - la moglie ebrea del mafioso di Quei bravi ragazzi alla pari della donna chiacchierata, separata, europeizzata di L'età dell'innocenza. Nella Wharton Scorsese ha inaspettatamente trovato una congenialità, quella di due studiosi del costume e analisti sociali e insieme di evocatori di atmosfere e sentimenti, nell'attenzione all'intreccio di riti significativi e di repressioni e deviazioni del cuore.
Il film più discusso di Scorsese, molto ambizioso ma piuttosto di superficie, è stato a tutt'oggi L'ultima tentazione di Cristo (The least temptation of Christ, 1988), adattamento da Nikos Kazantzakis che ha provocato l'ira delle Chiese. La «tentazione» è quella che Cristo in croce immagina di seguire, scendendone per scegliere una vita comune al fianco di Maddalena e fondando con lei una comune famiglia. È la tentazione della normalità, del togliersi dalle spalle il peso del mondo. Visionario e affascinante, un po' isterico nel voler intrecciare alti temi religiosi e una cultura tutta di oggi, questo film è tuttavia determinante per la comprensione di Scorsese e della sua poetica, qui un po' imbrigliata dalla collaborazione con Schrader. Dei film successivi una certa impronta religiosa, ancor più riduttiva, è presente in Kundun (1997), rozzo viaggio in una religione altra, il buddismo, e l'ambiziosissimo, volutamente «dostoevskijano» Bringing out on the dead (Al di là della vita, 1999), superiori alle sue forze. Casino (Casinò, 1995), discorso sull'America e sul suo vero cuore, il denaro, era sarcastico e perfino allegro nella sua critica senza rimedio, mentre The Aviator (2004) fu un film superfluo e pomposo sul capitalista cinematografico Howard Hughes. Ma Gangs of New York (2002) ebbe la forza visionaria di un ritorno al primitivo in un Ottocento che non era più barbarico, mettiamo, di tanto presente di guerre tra etnie, bande, nazioni, poteri di oggi. E The Departed (The Departed - Il Bene e il Male, 2006) è un egregio lavoro di commissione, un super poliziesco in cui «guardie e ladri», la legge e la mafia si scambiano volentieri le parti, ma il bene e il male del titolo italiano restano in sottordine. Col tempo, i caratteri distintivi dei suoi film - la fascinazione della violenza e dello spettacolo, sempre più spettacolo della violenza - hanno finito per costituire la sua facilità e la sua condanna. Darà ancora ottimi film di successo, ma forse non riuscirà più a uscire da questa strada oggi così ovvia e così priva di aperture. Grande narratore della più cruda e profonda realtà del nostro tempo, rivelatore delle sue norme più abiette e dal basso dei suoi proletari incanagliti da una società basata sul denaro e sul successo, Scorsese ha l'immenso pregio di una visione tuttavia religiosa dell'esistenza e si pone le eterne grandi domande mentre narra con sconsolata durezza, non priva di empiti di rivolta, la ricerca del singolo di una via di speranza, resa assai difficile dalla pochezza delle proposte e dei progetti che l'epoca offre. Ragiona sui destini di nostri comuni contemporanei dal cuore della metropoli capitalistica, ragiona cioè sul nostro comune destino.


Edited by #Marla# - 14/4/2009, 22:42

Il mio obiettivo nella vita è quello di dare al mondo ciò che ho avuto la fortuna di ricevere: l'estasi della divina unione attraverso la mia musica e la mia danza.

"MICHAEL JACKSON 1958-2009"
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SHUTTER ISLAND

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È come l'intelligenza, la follia. Lo sai? Non si può spiegarla, proprio come l'intelligenza: ti viene addosso, ti riempie di sé, e allora lo capisci. Ma quando t'abbandona, non la capisci più.

"HIROSHIMA MON AMOUR 1959"
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Una madre ed una figlia…che combinazione terribile…combinazione di sentimenti,di confusione, di rovina…tutto è possibile quando viene fatto in nome della tenerezza,dell’amore…le ferite della madre le soffre la figlia, le delusioni della madre ricadono tutte sulla figlia, l’infelicità della madre si trasmette alla figlia…è come se il cordone ombelicale non si fosse mai staccato. È così? La sconfitta della figlia e il trionfo della madre? Mamma…il mio dolore è un tuo piacere segreto…

"SINFONIA D'AUTUNNO 1978"
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Mi dispiace, ma io non voglio fare l'imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile. Ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci, sempre. Dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l'abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà. La scienza ci ha trasformato in cinici, l'avidità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità. Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità, la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale e l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini... disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono io dico: non disperate. L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.

"IL GRANDE DITTATORE 1940"
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